TENUTA MAZZOLINO

 

 

Sono nata nel 1984, quando mio nonno Enrico Braggiotti aveva acquistato la Tenuta Mazzolino da qualche anno e, come avrei scoperto in seguito stava gettando le basi per un’avventura che avrebbe cambiato non soltanto i destini dell’azienda ma anche quelli della storica zona viticola in cui ci troviamo: l’Oltrepò Pavese.

Tutto il mondo del vino italiano muoveva i primi passi verso il grande rilancio che lo ha reso quello che conosciamo oggi e l’abilità di mio nonno che ho sempre ammirato nel prendere decisioni rapide e lungimiranti lo aveva ancora una volta illuminato. Siamo nella parte più ad ovest dell’Oltrepò che non a caso è definito il “vecchio Piemonte” in quanto facente parte del Regno di Sardegna  fino all’annessione lombarda del 1859 ma la geologia, lo sappiamo, ha confini molto più stabili nel tempo rispetto alla geografia politica. I mitici Luigi Veronelli e Giacomo Bologna, suoi preziosi consiglieri, avevano subito intravisto il potenziale delle terre bianche che circondano l’azienda; il nome della vicinissima Oliva Gessi la dice lunga sulle caratteristiche di questi suoli che abbondano di formazioni calcareo-gessoso. Si poteva fare un grande vino rosso con una varietà elegante e delicata come il Pinot Nero e lui non se lo fece ripetere due volte; d’altronde tutti avevano sempre chiamato questa “la collina del Pinot Nero".

Si fecero arrivare direttamente dalla Bourgogne sia le barbatelle di cloni tradizionalmente usati in quella che è la terra natia della varietà, sia i migliori legni per il suo affinamento e già all’uscita della prima annata, la 1985, (venduta ad un prezzo che finalmente rendeva onore al grande lavoro che c’è dietro ogni singola bottiglia), si capì che era nato qualcosa di importante; le più importanti guide di settore scrissero recensioni entusiaste parlando di “aria nuova” ed “eleganza e personalità” e mi raccontano che i vigneti della zona videro subito aumentare il loro valore.

Nel frattempo mia mamma Sandra che si era gettata con la sua solita determinazione nella gestione dell’azienda non perdeva occasione di portarmi con sé a Mazzolino. Io non vedevo l’ora di partire perché sapevo che avrei passato intere giornate tra i vigneti, le rose del giardino, le anatre e le galline, gli asini, i cavalli e soprattutto i vignaioli cha ancora oggi, dopo trent’anni, lavorano qui con noi e rappresentano uno dei tesori dell’azienda.

A proposito di persone nel 1999 un altro colpo di genio di mio nonno fece approdare a Mazzolino Kyriakos Kynigopoulos, ai tempi poco più che un ragazzo, greco, trasferitosi in Bourgogne per seguire, manco a dirlo, la sua innata passione per il vino. Bene, oggi Kyriakos, è considerato una delle persone che hanno reso la Bourgogne quel mito che è diventata e lavora per oltre 150 domaines, tra cui mostri sacri del calibro di Leflaive, Comte de Vogué e la Pousse d’Or. Da oltre vent’anni in Italia lavora solo per Tenuta Mazzolino e  per la mia famiglia è diventato anche un amico oltre che, ovviamente, un faro che guida tutte le nostre decisioni.

Nel 2015, quando avevo già iniziato la mia carriera di avvocato a Milano, mi arrivò la telefonata di mio nonno che mi chiese, vista la mia passione per la Tenuta, se, tra tutti i suoi numerosi nipoti, volessi essere io ad occuparmene a tempo pieno; ovviamente non ci pensai un attimo e decisi che sarebbe diventata la mia vita. I successivi viaggi in Bourgogne, dove, grazie a Kyriakos, ho avuto modo di conoscere e confrontarmi con  grandi vigneròns mi hanno definitivamente mostrato la strada.

Oggi con lui e il resto della squadra siamo sempre più concentrati sulla gestione rispettosa dell’ ecosistema che ospita la nostra terra, custodiamo il paesaggio e la biodiversità indispensabile all’equilibrio qualitativo e conserviamo la divisione in piccole parcelle dei vigneti che vinifichiamo separatamente. Sappiamo infatti che ogni piccolo fazzoletto di vigna, a prescindere dalla varietà scelta, esprime caratteristiche uniche che vogliamo accompagnare fino alla bottiglia. E’ nostro dovere sapere dove passano le vene calcaree che ci regalano eleganza, dove la sabbia è più abbondante e ci permette di avere bianchi più concentrati, dove l’argilla è più profonda e possiamo aspettarci vini più strutturati e longevi, dove l’ombra del bosco ci preserva l’acidità che diventa freschezza nei metodo classico.

Nel frattempo vendiamo i vini nei migliori ristoranti ed enoteche italiane e li esportiamo in 25 paesi in giro per il mondo, dal Giappone, all’Australia, agli Stati Uniti, occupandoci personalmente di visitare i nostri importatori per trasmettere loro la nostra filosofia e la nostra passione per quello che facciamo. Oggi il Noir viene perennemente inserito tra i migliori Pinot Nero italiani e dalle guide nazionali ed internazionali sono arrivati e continuano ad arrivare numerosi riconoscimenti che ci gratificano e stimolano a migliorarci sempre.

Durante il periodo di isolamento dovuto al Covid19 la Tenuta si è rivelata un rifugio perfetto per la mia famiglia e proprio qui, con i bambini felici di godersi la campagna a tempo pieno, abbiamo pensato di creare una rete con altri agricoltori della zona per superare insieme le difficoltà che il momento ci impone. Li abbiamo conosciuti grazie al nostro lavoro e alla nostra passione per le cose buone, sane e genuine che ci piace portare sulla nostra tavola; lavorano con passione la loro terra come noi e allevano con rispetto i loro animali ricavandone prodotti incredibili e non sempre facili da trovare e che siamo orgogliosi di proporre in questa bottega che è solo l’ultimo dei nostri progetti.